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L'aria salata - incontro con il regista

L'aria salata - incontro con il regista

 

L'aria salata: il miglior esordio italiano a Pordenone

   
  Mercoledì 17 gennaio
incontro con l’autore all’Aula Magna del Centro Studi e a seguire proiezione del film
L'ARIA SALATA

Oltre al regista Alessandro Angelini sarà presente Giorgio Colangeli protagonista del film

Sarà ospite a Pordenone presso l’Aula Magna del Centro Studi, mercoledì 17 gennaio alle ore 21,00 Alessandro Angelini regista del film L’aria salata, passato in concorso alla Festa del Cinema di Roma dove ha conquistato pubblico e critica. E verrà in compagnia di Giorgio Colangeli uno degli attori protagonisti de L'aria salata considerato uno dei migliori debutti italiani di quest'anno.

Diretto dal giovane Alessandro Angelini, interpretato da Giorgio Pasotti e Giorgio Colangeli (premio miglior attore alla Festa di Roma). Mario Sesti, che ha fortemente voluto il film alla Festa Internazionale del CINEMA di Roma dice: " L'aria salata è il miglior esordio italiano del 2006". Il film di Angelini è decisamente toccante, diretto, scritto e interpretato molto bene, che riesce a non cadere mai nella retorica o nel buonismo con un tema dove i rischi erano altissimi.
L'aria salata è un film che parla di un padre e di un figlio, di quanto questo rapporto sia conflittuale, profondo, fantastico e doloroso. Sia nella normalità, figuriamoci poi quando il padre non lo si conosce affatto e per di più è condannato al carcere a vita. Fabio (Giorgio Pasotti) lavoro come educatore presso un carcere. Si occupa con passione e dedizione del percorso di reinserimento nella società dei detenuti. Almeno di quelli che hanno prospettive di uscita. Un giorno incontra un uomo dal carattere difficile, che gli oltre vent'anni che ha già scontato in carcere hanno contribuito ad indurire ulteriormente. Si chiama Luigi Sparti (Giorgio Colangeli) ed è il padre di Fabio e Cristina (Michela Cescon). I due ragazzi non lo hanno mai realmente conosciuto, li ha cresciuti la madre, e dal momento della detenzione dell'uomo per la sua famiglia è come se fosse morto. Ma il rapporto tra un padre e un figlio è duro a morire e dal quel momento tra i due riemergeranno fantasmi del passato, difficoltà del presente, amore, odio, con i quali non si può non fare i conti. Alessandro Angelini, che ha scritto il film insieme ad Angelo Carbone, ha lavorato per oltre dieci anni come volontario presso il carcere di Rebibbia a Roma e questo sicuramente lo ha aiutato nel tratteggiare questo spaccato di vita così vero e commovente. I pregi del film sono molti: una regia e una sceneggiatura tesi alla sottrazione, un lavoro sui primi piani, una fotografia realistica e spiazzante, un'ottima interpretazione che è valsa a Giorgio Colangeli (attore prevalentemente teatrale) il premio come miglior attore alla festa del cinema di Roma. Non c'è buonismo, non c'è retorica e nemmeno disperazione gratuita ma tutta la durezza di un rapporto difficile, forse impossibile, da recuperare. "E come si può crescere senza essere mai presi in braccio?" si chiede Fabio. E come si può vivere senza un futuro, potrebbe replicare Luigi... ma il padre si assume tutta la responsabilità della sua colpa: quella di avere tolto la vita ad un uomo vent'anni fa. Angelini, macchina a mano, segue Fabio nelle sue lunghe corse e segue Luigi nei suoi silenzi, mentre fuma una sigaretta. Il primo è un ragazzo serio, non si concede mai nulla, il secondo cerca a volte di stemperare con battute quell'aria salata (il titolo viene dall'ora d'aria dei carcerati che però è salata perché irrespirabile, corrosa) che li divide e li unisce.

Alessandro Angelini, classe 1971, aiuto regista per Moretti (Caro Diario, Aprile) e per Mimmo Calopresti, con all'attivo due documentari, di cui uno Ragazzi del Ghana ha vinto il Torino Film Festival nel 2000. «La famiglia - spiega Angelini - è da sempre il tema centrale dei miei interessi. E, attualmente, dove si assiste maggiormente a famiglie diverse, allargate, ne volevo raccontare una spezzata, che non si poteva più riunire. Il rapporto padre/figlio poi è quello che mi interessa maggiormente, per ovvi motivi di identità. E' un rapporto che può essere forte, particolare, fantastico, devastante. Sotto questo aspetto le esigenze mie, come figlio, sono quelle che hanno preso il sopravvento e sono emerse.».

Giorgio Colangeli, protagonista assiema a Pasotti, racconta come alla base del film ci sia stata «una fase di documentazione, per lo più legata alle esperienze di Angelini che ha passato un bel po' di tempo come volontario a Rebibbia o consultando letture, interviste, resoconti. Ovviamente, poi si è cercato di andare oltre l'evidenza, oltre lo stato delle cose. Dal mio canto, ho cercato di immaginare cosa voglia dire passare venti anni in una cella, senza famiglia, senza affetti, senza nemmeno potersi specchiare, per esempio. Quando scendeva la sera mi chiudevo a chiave nella mia stanza, tagliando volontariamente i contatti con gli altri componenti del cast o con lo stesso regista, con lo sceneggiatore…»


«Angelini dà un forte sapore di verità alla vita dietro le sbarre: tratteggia con mano sicura...»
Il Messaggero, 18 ottobre 2006

«L'aria salata, esordio di Alessandro Angelini che affronta un tema diffide (il carcere) con buona conoscenza del mezzo cinematografico e un'esatta percezione delle psicologie dei personaggi. Un esordio promettente.»
Avvenire, 18 ottobre 2006
 
«L'aria salata di Angelini, premiato documentarista e aiuto di Calopresti e Moretti, è il più bel film visto alla prima edizione della Festa di Roma, dove Giorgio Colangeli ha vinto come miglior attore per la sua straordinaria interpretazione.»
Rolling Stone, gennaio 2007
 
   
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