Alberto Farassino. L'altro sguardo

Foto di Alberto e Fulvia Farassino

Fino al 30 ottobre 2005, presso l’Aula Magna Centro Studi, sarà possibile visitare la mostra
Alberto Farassino. L’altro sguardo

Foto di Alberto e Fulvia Farassino


Lo sguardo è quello di un critico appassionato, capace, con i suoi scritti, di rendere il cinema ricchezza culturale per tutti. Il suo stile inconfondibile, semplice e lineare, ne aveva fatto una delle penne italiane più raffinate.

Mentre lui girava i set e i festival per intervistare registi e uomini di cinema, la moglie Fulvia immortalava i momenti salienti. Queste foto ci restituiscono un ritratto personalissimo di Alberto Farassino, il critico cinematografico cui è dedicato il premio Scrivere di cinema, il concorso di critica cinematografica per studenti delle superiori promosso da Cinemazero e pordenonelegge.it.

Aula Magna Centro Studi in Piazza Maestri del Lavoro, 3 - Pordenone
apertura: da lunedì a venerdì 18.30-23.30, sabato e domenica 14.00-23.30
info: mediateca@cinemazero.it, 0434.520945

Scarica le foto on line dell'inaugurazione avvenuta in occasione delle premiazioni del concorso Scrivere di Cinema 2005 Premio Alberto Farassino.

L'introduzione alla mostra firmata da Paolo Mereghetti
La vita di Alberto Farassino non è stata solo punteggiata dai suoi scritti. A “scandire” i suoi troppo brevi anni ci ha pensato anche una moglie-fotografa, Fulvia Pedroni. Poi, per tutti, solo Fulvia Farassino.Non è facile fotografare un soggetto a cui si è legati sentimentalmente. Perché spesso si rischia di scivolare, anche solo con le immagini, in un linguaggio privato, a due. Se poi questo legame è quello di un matrimonio durato trent’anni, con tutte le gioie e le sofferenze che un matrimonio porta inevitabilmente con sé, si può intuire la fatica che si nasconde dietro ad ogni immagine, dietro a ogni sforzo per fissare su una stampa un volto o un corpo che, sicuramente, avrebbe avuto bisogno di molte più sfumature, molte più puntualizzazioni.Non è permessa la superficialità tra una marito e una moglie. Così come non è permessa la “paparazzata”, la foto rubata, il cui senso sfugge sovente ai suoi due attori – il fotografo e il fotografato – per chiarirsi solo in un secondo tempo, “a posteriori”. No, quando Fulvia fotografa Alberto, anche nei pochissimi casi in cui lui sembra non accorgersene, si capisce che quel soggetto non è mai una sorpresa per la fotografa. Si capisce che c’è una familiarità rinsaldata dagli anni e dagli affetti, che permette all’obiettivo di cogliere quell’atteggiamento preciso, quel particolare rivelatore. Persino quando la ragione dello scatto è quella, semplicissima, di provare un nuovo obiettivo (era una specie di tradizione familiare: ogni volta che Fulvia acquistava un nuovo elemento per la sua macchina, il primo soggetto – per provare la qualità delle lenti, ma forse anche per scaramanzia – era proprio Alberto).Per questo nella stragrande maggioranza di queste fotografie, ma verrebbe da dire di quasi tutte le fotografie che Fulvia ha fatto al Alberto, il soggetto è dichiaratamente in posa. Per lavoro, per piacere, per amicizia, ma sempre in un rapporto complice con l’obiettivo, a cui sembra chiedere di partecipare a un piccolo gioco privato, al disvelamento di una piccola intimità familiare. Anche quando dorme (o finge) e la piccola Viola, là in fondo, stravolge i rapporti prospettici.C’è solo un “segreto” che le fotografie rivelano, ed è quella punta di narcisismo che Alberto non aveva mai nascosto e che qualche volta si divertiva a esibire, come in una specie di disvelamento privato. Un filo di fumo la cui impalpabilità sembra doversi adattare all’espressione del viso, un feltro lontano da tutte le mode, un amico da “tenere” sulle spalle, anche il gioco dei capelli biondo paglia o la gamba di un manichino femminile che scompaginano l’identità della bella posa… Fulvia diventa complice con la sua macchina fotografica di un Alberto che si diverte a dissacrare il proprio ritratto, a rimandarci un’immagine che non riflette la sua “autorevolezza” cattedratica. Anche se poi il gioco di specchi è subito evidente, dichiarato. (E non può essere un caso che le poche foto scattate direttamente da Alberto, siano foto “riflesse”, dove l’autore è una copia di una copia…).Con altri soggetti Fulvia ha dimostrato una capacità introspettiva notevole, anche nei limiti spesso angusti imposti dal ritratto “ufficiale”. Con Alberto sembra fermarsi un attimo prima, quando il sipario non è completamente sollevato. Ci lascia vedere il suo volto sorridente. Il resto ce la fa solo intuire.


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