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Il dvd del mese

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di Silvia Moras

   
 
IL BACIO DELLA PANTERA


"Come la nebbia continua a nascondersi nelle valli, così fanno gli antichi peccati rimanendo radicati nei posti più segreti, le depressioni della coscienza del mondo"


Era il 1942 quando Jacques Tourneur (1904-1977) realizzò Cat People (1942) meglio noto su suolo nostrano come Il bacio della pantera. Si trattava del primo di una serie di film commissionati per risollevare economicamente la RKO e prodotti da Val Lewton. Quest’ultimo oltre a perseguire il motto “a catena di montaggio”, principio di realizzazione basato sul riciclaggio di set, cast e troupe tecnica, caratteristica dei film di serie B negli studios specializzati degli anni ’60 e ’70 (modello delle celebri case di produzione AIP, American International Pictures e l’inglese Hammer) ci mise in più un suo tocco personale. Nella pratica tutto ciò si traduceva nell’utilizzare– secondo la lezione della scuola espressionista – chiaroscuri, caratteristici del noir, e ombre che si prolungavano in appuntite linee geometriche, per “far scenografia” e aumentare gli effetti terrificanti, secondo il principio che fa più paura ciò che non si vede dell’orrore bassamente mostrato e come riecheggia nel “Perturbante” Freud, ciò che non si vede e non si comprende è causa di angoscia. Tourneur ha una maniera mirabile di mostrarci la suspence in questo film, che si collega alle direttive del produttore, ovvero di non mostrare apertamente, di alludere, di suggerire, di dare informazioni che lo spettatore deve ricostruire ed interpretare. Ne Il bacio della pantera, film rivelazione del sodalizio Lewton-Tourneur, si narra di una fanciulla, Irena interpretata dalla bellissima e misteriosa Simone Simon che non vuole concedersi al marito per timore di trasformarsi in una pantera nel momento di abbandono alla passione: è tutto nella sua mente (e per questo seguita da uno psicologo) o è davvero la discendente di una stirpe “donne mutanti”? Il perenne dubbio che permea il film permane al livello narrativo fino alla fine attraverso un’ iconografia fatta di immagini che associano la protagonista al suo triste e straordinario destino, con una serie di continue simbologie, richiami al mondo animale e felino in particolare. Irena segue un percorso che la porterà dalla normalità alla distruzione di se stessa. E’ una donna alla ricerca della normalità, ma destinata ad una vita di solitudine e sarà il non rientrare all’interno dei rigidi canoni della società, ma soprattutto l’essere esclusa dai desideri del marito che la porteranno a reagire nel peggiore dei modi sfogando la sua frustrazione. E cosa c’è di peggiore per una donna di entrare in competizione con un suo simile? Quando farà la sua comparsa Alice, collega e poi amante di suo marito, la situazione le sfuggirà di mano. Quanto più Alice è la donna ideale, debole e da difendere nei momenti opportuni, tanto più Irena è pericolosa e mostra il suo lato animale ed istintivo.
Una sessualità prorompente e un continuo senso di colpa e desiderio di repressione porteranno Irena ad allontanarsi dal marito e quindi dalla vita stessa. Ma forse la donna-pantera non mostra il lato primordiale e animalesco celato nell’animo di ogni donna che è portata alla difesa della sua famiglia?
Da sottolineare la scena al cardiopalma in piscina ripresa da molti registi in primis da Dario Argento in Suspiria.
Del film venne realizzato un sequel nel 1944 Il giardino delle streghe (in cui Alice e Oliver, sposati felicemente hanno una bambina alla quale compare il fantasma di Irena), un remake omonimo nel 1982 con protagonista Nastassja Kinski e un ulteriore rifacimento, mal riuscito, nel 1988 dal titolo Il bacio del terrore.
La coppia Lewton-Tourneur ritorna nel 1943 con Ho camminato con uno zombie (I walked with a zombie), un film ancora più onirico, e ne L’uomo leopardo (The Leopard Man), dove torna il tema della metà oscura.



   
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