La notte dell’esilio

Il significato de La giornata della memoria

Nella notte della follia, nel buio del terrore, nel silenzio della Shoàh, dobbiamo saper ascoltare in ogni momento l'urlo dell'esilio. L'urlo della coscienza, la voce della razionalità, la luce della mente sembrano insufficienti a tranciare il buio di Auschwitz. L'umanità si nasconde dal volto umano delle vittime, rifiutando di comprendere la sconcertante “normalità” dei carnefici. L'aguzzino che tornava da Auschwitz in licenza-premio ogni mese, come se tornasse dal proprio ufficio, come poteva non nascondersi al sorriso della propria metà, all'abbraccio dei propri bambini, dopo essersi nascosto allo sguardo vuoto degli anziani, al pianto dei neonati, agli occhi sbarrati dei condannati? Se l'uomo si nasconde alle proprie responsabilità in quel momento rinuncia alla luce della propria coscienza, per entrare innanzitutto nell'esilio da sé stesso. I Maestri della tradizione ebraica sostengono la teoria dell'Esilio Universale. Quando l'uomo è in esilio da sé stesso, dalla sua famiglia, dal suo mondo, l'esilio si allarga dall'universo concettuale, al vuoto dell'Essere, la fase del nascondimento di Dio. Quando il popolo ebraico è in esilio, è in esilio anche la Presenza divina nel mondo. L'esilio della divinità coincide con l'esilio dell'uomo dalla sua responsabilità. Per questo la giornata della memoria non è solo un momento di riflessione sul passato; vuole essere in primis un'azione che parte dal cervello e coinvolge il cuore: ricordare come dice la sua etimologia, con emozione e proponimenti per il futuro: dare cuore, attenzione, ad ogni evento che passa davanti ai nostri occhi, nel nostro corpo e nella nostra coscienza, prima di passare sui nostri teleschermi. La memoria è la base della redenzione. Salomone chiede nella sua saggezza, un cuore che comprenda; comprendere significa abbracciare, compartecipare al cuore del mondo. Comprendere il secolo trascorso, tentare di classificare ordinatamente ed organicamente la normalità è il lavoro degli storici. Spetta invece alle giovani generazioni comprendere con il cuore, riempire di valori il vuoto dell'universo per riportare la divina presenza al Suo posto, per restaurare la Giustizia nel mondo, per salvarlo dall'oblio, radice di ogni male e di ogni esilio. Ascoltare l'urlo dell'esilio significa saper ascoltare la voce flebile del sofferente, il silenzio vuoto della disperazione. Spetta a tutti noi operare per restaurare la Verità, per illuminare l'oscurità del secolo trascorso con la coscienza dell'uomo che reagisce all'esilio e cerca sé stesso nell'altro. In quel momento finirà l'esilio e spunterà l'alba della Redenzione.

Umberto Piperno - Rabbino Maggiore di Trieste e del F.V.G.

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