Nata in Istria

In un viaggio nella memoria e nel cuore, l'eredità di una terra perduta di struggente bellezza

L'Istria è stata per mezzo secolo un grande buco nero nella coscienza italiana: una terra dimenticata, rimossa, così come è stata di fatto occultata la presenza dei trecentomila profughi istriani che, dopo la guerra, ha scelto l'esilio. Da qualche anno le cose sono cambiate, ed è stato istituito il “Giorno del ricordo” con la legge n. 92 del 30 marzo 2004. La legge prevede anche un riconoscimento alle famiglie delle vittime delle foibe e delle sofferenze dell'esodo giuliano-dalmata. Eppure la storia, la cultura, la natura di questa penisola incuneata tra le Alpi e l'Adriatico sono ancora grandi sconosciute. Come vive, e cosa pensa, prova, soffre chi è stato sradicato dalla propria terra e allontanato dalla propria gente, dalla propria casa? E chi, pur restando, viene separato da coloro insieme ai quali è cresciuto, e privato della lingua in cui ha imparato a parlare, leggere, comunicare? Questa lacerazione, questo esilio dell'anima si può superare o quanto meno accettare, oppure la ferita resterà aperta per sempre? Nel suo ultimo libro Nata in Istria (Rizzoli Editore) Anna Maria Mori, che ha lasciato l'Istria con la famiglia quando era ancora bambina, prova a spiegare cosa significa essere istriani. Un esodo che ha coinvolto altri trecentocinquantamila italiani che, come lei, si sono trovati all'improvviso cittadini di un altro stato, per giunta pregiudizialmente ostile nei loro confronti. Da allora, Anna Maria non ha mai smesso di sentirsi "profuga", e ha sentito il bisogno di ripercorrere la sua dolorosa vicenda. Il suo nuovo libro, che verrà presentato a Pordenone, non è un'inchiesta oggettiva o il rendiconto di un'esperienza di vita: è piuttosto un collage di storie, persone, percorsi, riflessioni su una terra di confine (italiana, veneta, asburgica, slava), una terra di contadini e di pescatori e di marinai, di poesie, leggende, tradizioni, miti e riti, di sapori e odori mediterranei e mitteleuropei. Per comprendere meglio questo doloroso evento storico ed umano nel corso della medesima serata del 2 febbraio a Cinemazero presso l'Aula Magna del Centro Studi di Pordenone sarà proiettato il documentario "Istria, il diritto alla memoria" di Anna Maria Mori, regia di Riccardo Vitale. Partendo da una dichiarazione di Claudio Magris ("in Italia non sanno neanche dov'è l'Istria"), il racconto si svolge su due binari paralleli: la storia e la geografia di quella regione. Parlano prestigiosi storici locali, parlano parenti di vittime delle foibe. E, per l'occasione, una foiba è stata esplorata con l'aiuto di uno speleologo. Parla Guido Miglia, giornalista e scrittore istriano, esule da Pola a Trieste, e rievoca da protagonista e testimone, il momento dell'esodo quasi totale dalla sua città. Parlano alcuni italiani rimasti in Istria: erano trentamila in tutto al momento in cui gli altri trecentocinquantamila si sparpagliavano in Italia e nel mondo, oggi sono sempre di meno. E parlano anche le immagini: la vistosa "venezianità" di cittadine come Rovigno e Pirano, la bellezza quasi inimmaginabile delle coste, i monumenti romani di Pola che vanta la sua "Arena", l'unico Colosseo che si specchia nel mare di fronte. Memoria dunque, e verità storica e umana, al di là e fuori da qualsiasi strumentalizzazione politica: "La verità è sempre rivoluzionaria", come dice Claudio Magris nel documentario, citando Gramsci davanti al castello di Miramare, a Trieste. (Maurizio Solidoro)

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