Quel pasticciaccio brutto di via della Ferratella

Clamoroso colpo di scena: azzerati i contributi del Ministero per Cinemazero - di Andrea Crozzoli

Carlo Emilio Gadda ci perdonerà per aver preso a prestito (modificandolo) il titolo del suo capolavoro, da cui Pietro Germi trasse uno dei suoi film migliori: Un maledetto imbroglio, per raccontare un pasticciaccio della Roma odierna. Questi i fatti: nel primo semestre di quest’anno il cinema nella provincia di Pordenone ha subito una profonda modificazione dovuta a vari fattori: dall’apertura di un multiplex alle porte della città, alla crisi generale del cinema, alla mancanza di titoli trainanti, i cosidetti blockbuster. Le tre sale monoschermo (Capitol, Ritz e Zancanaro) hanno perso, nei primi 6 mesi del 2005, 71.872 spettatori con una riduzione in percentuale, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superiore all’80%. Due sale hanno già chiuso e la terza si appresta a farlo. Cinemazero ha mantenuto, invece, il calo nei limiti del fisiologico, con un meno 13,7%. La fonte di maggior soddisfazione però sta nel fatto che questa sostanziale tenuta passa attraverso un mantenimento della linea editoriale, ovvero una programmazione attenta al cinema d’autore, alle cinematografie marginali, al giovane cinema italiano. Con grande impegno, non solo economico, abbiamo avuto Daniele Gaglianone, che è venuto a presentare Nemmeno il destino, cui è seguita la proiezione di Private di Saverio Costanzo e Provincia meccanica di Stefano Mordini. Abbiamo tenuto a battesimo ospitandolo, con l’anteprima de Il silenzio dell’allodola, il toscano David Ballerini, che ha poi vinto a vari Festival. E’ venuto Stefano Reggiani a presentare la sua opera prima L’estate di mio fratello, mentre Stefano Rulli è rimasto sbalordito dalla sala stracolma per il suo bel documentario Un silenzio particolare. Abbiamo anche programmato per tre settimane il film di Ferzan Ozpetek Cuore Sacro e Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana, ma anche La febbre di Alessandro D’Alatri e Alla luce del sole di Roberto Faenza. L’attenzione verso il cinema italiano è anche passata attraverso i classici evergreen come il ciclo su Cinema&Resistenza o l’incontro con il produttore Gian Vittorio Baldi per Appunti per un’orestiade africana di Pier Paolo Pasolini. Tutto questo solo negli ultimi sei mesi. Altri, con questi titoli e questi ospiti, imbastiscono altisonanti ed effimeri Festival e rassegne. Noi, invece, abbiamo sempre riservato al cinema italiano un’attenzione costante e permanente. Anche in settembre avremo, non senza difficoltà e battaglie con i noleggiatori, il film di Cristina Comencini con La bestia nel cuore e ancora Roberto Faenza con I giorni dell’abbandono. Tutto questo lavoro è stato premiato dal pubblico (di nicchia) con una tenuta sostanziale delle presenze per Cinemazero, nonostante il nuovo multiplex abbia rastrellato oltre 260.000 nel primo semestre ed abbia messo in ginocchio le monosale. L’unico a non conoscere e a non apprezzare il nostro lavoro è stato il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di via della Ferratella, che ci ha fatto pervenire la seguente comunicazione: “La Commissione ritiene di non dover sostenere l’iniziativa per la diminuita attività promozionale del cinema italiano ...”. Un abbaglio? Un pretesto per escluderci? Già lo scorso anno, pur in presenza di una manifestazione di grande respiro dedicata a Damiano Damiani - poi esportata in giro per l’Italia - avevamo visto i contributi più che dimezzarsi. Quest’anno addirittura azzerati. Un pasticciaccio brutto quello di via della Ferratella. Uno dei tanti, a quanto è dato sapere, che sta affossando il cinema italiano in nome del cinema italiano.


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